Milano è ovunque


(In fondo all’articolo, dopo il tabellino, i video delle interviste post match da Inter Tv di A. Conte, Lautaro e Handanovic)
MILANO È OVUNQUE
di Carlo Codazzi
Il derby di Milano si è tinto di nerazzurro grazie alla Lu-La interista. Tre reti dei “gemelli del goal” di Conte hanno portato gioia al popolo della Beneamata e messo all’angolo i supporters del diavolo rossonero. Chi ha il cuore a strisce nere e azzurre può andare orgoglioso dei suoi beniamini che guidano ora saldamente la classifica del campionato, viceversa i milanisti covano desideri di rivincita guardando invidiosi ai rivali gaudenti.

La stracittadina milanese più importante dell’ultimo decennio è andata in archivio per le statistiche, ma il derby non finisce mai così come per le tifoserie interiste e milaniste Milano è ovunque. Inter e Milan hanno contribuito con le loro imprese a rendere Milano città universale perché i due club meneghini hanno conquistato il cuore e l’anima di milioni di persone sparse su tutto il globo. Al fischio d’inizio del derby di Milano si trattiene il fiato nei 5 continenti poiché nessuna stracittadina vale l’importanza di quella città che fu patria e dominio degli Sforza. Non c’è “Old firm” di Glasgow né “Super Clasico” di Buenos Aires che tenga, la sfida tra “Bauscia” e “Casciavit” è di un altro pianeta anzi, come accennato, è il derby per antonomasia del pianeta.


Già una settimana prima del fischio d’inizio l’aria milanese la si può respirare ovunque perché ovunque c’è un interista e ovunque c’è un milanista c’è Milano con il suo derby. La tensione e i riti propiziatori si sprecano tanto sulle rive del Naviglio che su quelle del Tevere a Roma, sul lungo mare di Via Caracciolo a Napoli, sotto la Mole di Torino, a Little Italy a New York, sulle spiagge di Copacabana a Rio o all’interno dei grattacieli di Shinjuku a Tokyo. Ci sono Inter Club e Milan Club dappertutto. L’attesa è trepidante anche in tempi di pandemia che può limitare le libertà degli individui, ma non può soffocare la passione nerazzurra e rossonera. Le frange più estreme del tifo interista e milanista hanno voluto essere vicine alle proprie squadre nel giorno del derby e si sono date appuntamento ai lati opposti all’esterno dello stadio di S.Siro, il tempio del calcio meneghino intitolato a Giuseppe Meazza indimenticato campione che ha militato su entrambe le sponde del Naviglio. Le immagini dei cori, delle bandiere e dei fumogeni hanno fatto il giro del mondo via social e tutti i fan rossonerazzurri si sono sentiti lì, sotto le mura del loro tempio. Eravamo tutti ai piedi del mitico S. Siro ad accogliere i pullman delle squadre per spingere la nostra alla vittoria per avere la supremazia cittadina, perché Milano è la città di cui tutti i fan rossonerazzurri si sentono parte, e per la supremazia in classifica poiché in palio c’era il primato della serie A. Non avveniva da tanto, troppo tempo che il derby per eccellenza vedesse Inter e Milan ai primi due posti del nostro massimo campionato. Si è tornati ai tempi della “Milano da bere” con la sfida tra il “Mago” Herrera e il “Paron” Rocco, Mazzola contro Rivera. Ora a fare le veci di H.H c’è Antonio Conte che fa leva sull’aspetto psicologico, sull’intensità e su fulminee e letali ripartenze proprio come il “Mago”, mentre Pioli è pragmatico come lo era il “Paron” nell’affrontare l’istrionico dirimpettaio interista e la sfida tra il “Baffo” e l’ “Abatino” rivive nel duello tra i bomber e acerrimi nemici Lukaku e Ibra.

Così, dopo la trepidante attesa è giunto finalmente il fischio d’inizio del Derby : “Biscione” contro “Diavolo, spalti forzatamente deserti, ma idealmente stipati da milioni di supporters raccolti davanti agli schermi sparsi ovunque, distanti ma uniti da un amore viscerale per quei colori che li hanno stregati e reso S.Siro leggendario. Gli ultrà assiepati all’esterno dello stadio, incuranti delle norme anti covid, non hanno cessato per tutti i 95’ di urlare e cantare per sostenere i propri ragazzi.

Al 5’ del derby il boato di gioia è riecheggiato prepotente dalla zona del “Baretto” interista : fuga di Lukaku, assist pennellato sulla fronte del “Toro” Martinez che ha incornato e spedito la palla nella porta rossonera con Donnarumma impietrito come i suoi compagni di reparto. Big Rom pareva Jair che amava strappare per poi servire palloni invitanti a Peirò e Mazzola. Sul manto di S.Siro il Milan stava rivivendo l’incubo della “Grande Inter” morattiana che amava colpirlo con contropiedi micidiali. Rossoneri in avanti a sbattere sul muro difensivo nerazzurro in cui De Vrij, Skriniar e Bastoni parevano la reincarnazione di Picchi, Guarneri e Burgnich; Inter raccolta e lesta a ripartire con le sue frecce. A Lukaku, il redivivo Jair, e a Martinez, alias Mazzola, si aggiungeva sulla fascia sinistra Ivan Perisic ad agitare ai milanisti lo spauracchio del fantasma del grande Giacinto Facchetti. L’Inter ha sfiorato più volte il raddoppio mancato quasi a non volere chiudere troppo presto una contesa tanto attesa, come a non voler togliere il gusto della trepidazione alle tifoserie avverse, ma unite dal fascino del “Derby della Madonnina”. Il Milan, intristito dal goal incassato quasi a freddo, ha allora approfittato della generosità dei cugini e ha sfiorato il pari con Hernandez prima dell’intervallo.


Dopo il thè, il derby ha riservato un concentrato di emozioni davvero degno dei tempi belli. La spinta offensiva del Milan si è fatta pressante e la truppa di Conte si è dovuta arroccare a difesa della propria porta, ma è parsa insuperabile come lo era l’Inter del “Mago”. Le rare volte in cui a Picchi e compagni non riusciva la chiusura a rimediare c’erano le mani di Giuliano Sarti ad impedire alla palla di violare la rete interista. Ecco che a far rivivere ai fans rossoneri le memorabili incornate di Pierino “la peste” Prati ha provveduto Zlatan Ibrahimovic che è riuscito due volte a saltare più in alto di De Vrij e a indirizzare di testa la sfera verso la porta di Handanovic autore, a sua volta, di due altrettanti prodigiosi interventi a salvare il vantaggio nerazzurro. Proprio come accadeva ai bei tempi andati quando era Sarti a volere tra i suoi pali, l’Inter ha vacillato, si è salvata ancora grazie ad Handanovic che si è opposto ad una conclusione a botta sicura di Tonali, per poi colpire d’incontro l’avversario. Azione avviata proprio da Handanovic che è proseguita sulla fascia destra, Lukaku ha innescato “Speedy Gonzales” Hakimi che ha accelerato e servito Eriksen, a rimorchio è sopraggiunto Perisic che ha ricevuto palla largo a incunearsi sulla sinistra dell’ area milanista, giocata centrale del croato per il “Toro”che ha bucato Donnarumma per la seconda volta. Altro boato in zona “Baretto” a festeggiare un’azione da manuale del calcio che ha visto coinvolti nove giocatori interisti con tanto di otto passaggi che nessuno degli uomini di Pioli ha potuto intercettare. Helenio Herrera da lassù avrà apprezzato, il “Pardon” Rocco un po’ meno. Il Milan ha provato ad opporsi al ko che si stava materializzando, ma è andato definitivamente al tappeto colpito dalla zampata assassina di Lukaku autore di uno scatto imperioso, dal cerchio di metà campo, concluso con un sinistro potente che ha spedito la sfera nell’angolino alla destra di Donnarumma.

Il belga ha urlato “I’m the best” all’indirizzo di Ibra pescato delle telecamere ad applaudire, con la faccia scura, la prodezza dell’avversario. L’urlo di Big Rom si è unito a quello della Nord e i milioni di interisti davanti alla tv si sono davvero sentiti i “migliori”. Il derby sul campo è finito lì, ben prima del triplice fischio. In archivio è andata una stracittadina degna degli anni d’oro del calcio meneghino e l’Inter di Conte ha ricordato quella mitica di Herrera e Angelo Moratti che dal cielo avranno gioito insieme a Mauro Bellugi, scomparso pochi giorni prima. Miglior modo per onorare Mauro (ricordato con un bellissimo striscione esposto all’esterno dell’anello verde dagli ultras interisti) non poteva scegliere la squadra nerazzurra.

Il derby in realtà continua perché il Milan, pur sonoramente battuto, occupa ancora la seconda piazza a 4 lunghezze dalla capolista Inter e resta protagonista della corsa scudetto che durerà altre 15 giornate. Nel frattempo, petto in fuori da parte dei tifosi nerazzurri di tutte le latitudini che inviano sfotto’ ai cugini. Il derby di Milano, come sopra riportato, non finisce mai.
La stracittadina della “Madonnina”resta la più prestigiosa e con maggior seguito al mondo perché quando Inter e Milan scendono in campo a S. Siro per sfidarsi Milano è ovunque e, come recita un vecchio adagio meneghino, “Milan l’è un gran Milan”. Per ora, però, vale un altro detto : “l’Inter l’è una gran Inter”.
TABELLINO
MILAN – INTER 0 – 3 (pt 0-1)
MARCATORI: Lautaro Martinez 5′ e 57′, Lukaku 65′
MILAN (4-2-3-1) – Donnarumma, Calabria, Kjaer, Romagnoli, Theo Hernandez; Tonali (66′ Rafael Leao), Kessie; Saelemaekers (66′ Meité), Calhanoglu, Rebic; Ibrahimovic (75′ Castillejo). A disposizione: Tatarusanu, A. Donnarumma, Dalot, Kalulu, Tomori, Gabbia, Brahim Diaz, Krunic, Hauge. All.: Pioli.
INTER (3-5-2) – Handanovic, Bastoni, De Vrij, Skriniar; Perisic (78′ Darmian), Eriksen (78′ Gagliardini), Brozovic, Barella (86′ Vidal), Hakimi (83′ Young); Lautaro (78′ Sanchez), Lukaku. A disposizione: Radu, Padelli, Ranocchia, D’Ambrosio, Kolarov, Vecino, Pinamonti. All.: Conte.
AMMONITI: Kjaer, Hakimi, Saelemaekers
ARBITRO: Doveri di Roma
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