Il Re e il Principe


L’Inter ribalta il Milan con un penalty segnato da Big Rom e con una prodezza balistica da calcio di punizione del Principe danese Eriksen e vola ai quarti di Coppa Italia. Punita l’arroganza di Ibrahimović (suo il gol dell’effimero vantaggio rossonero) espulso al 58′ per doppia ammonizione (fallo tattico su Barella) dopo aver provocato e offeso Lukaku a fine primo tempo.
Milano ha un nuovo Re ! ..E un Principe danese. Bye bye Ibra !

IL RE E IL PRINCIPE
di Carlo Codazzi
Un derby è sempre speciale, un condensato, un frullatore di emozioni e resta tale anche con gli spalti vuoti perché è il top del calcio, uno spettacolo che ha qualcosa di nobile.
L’Inter si è aggiudicata col punteggio di 2-1 lo scoppiettante derby di Coppa Italia animato dalla sfida nella sfida dei leader delle due formazioni, Lukaku e Ibra, entrambi aspiranti al trono di Re della Milano calcistica. La sfida tra i 2 è stata senza esclusione di colpi e la corona reale è finita sulla testa di Big Rom che per assurgere al trono si è servito di una magia di un principe. Un Principe di Danimarca per la precisione.
Così Milano ha un nuovo Re calcistico e un Principe: Lukaku e Eriksen. Sono loro i marcatori che hanno colorato di nerazzurro il derby. La nobiltà ha vinto su chi in campo ha sparso grettezza e meschinità. Caro Ibra bisogna possedere classe anche negli atteggiamenti non solo nelle giocate. Con ciò ci riferiamo allo scontro verbale tra Ibrahimovic e Big Rom provocato da una pesantissima frase dello svedese rivolta al nostro centravanti che ha scatenato un putiferio a fine primo tempo. Il contenuto di detta frase è tristemente noto.
Offendere le credenze religiose di un avversario, la sua mamma, le tradizioni e usanze del suo paese di provenienza è un atto meschino che denota miseria d’animo e una totale mancanza di rispetto verso il prossimo. Ibra ha scritto sui social, dopo il derby di andata di campionato, che a Milano c’era non un Re ma un Dio (replica a un post di Lukaku pubblicato dopo il derby di ritorno del campionato precedente).

Nel suo delirio lo svedese di etnia slava ha osato persino paragonarsi all’Onnipotente. Ci faccia il santo piacere di limitarsi a calciare il pallone, cosa che sa fare benissimo, evitando di prendere a calci la buona educazione, gli affetti e le religioni degli altri. L’Onnipotente è buono e misericordioso, Ibra gioca per la squadra del diavolo. Considerato però che il diavolo fa le pentole e non i coperchi a Ibra si è annebbiata la mente e, dopo 13’ della ripresa del derby, ha commesso un inutile fallo a metà campo su Kolarov che ha determinato la sua meritata e sacrosanta espulsione dal terreno di gioco. Espulsione che, indubbiamente, ha favorito il felice epilogo della contesa per la truppa di mister Conte.
Purtroppo, la cattiveria dell’attaccante rossonero ha comportato un cartellino giallo per il nostro Big Rom che salterà la semifinale di andata di coppa con la Juve. Lukaku ha risposto per le rime con l’orgoglio di un Re ferito al miserabile provocatore (alzi la mano chi non avrebbe reagito a quell’insulto vergognoso e meschino) andando poi a realizzare regalmente il penalty del provvisorio pareggio interista.

La partita
Il derby era iniziato bene per i cugini disposti col 4-2-3-1 con 3 mezzali a supporto di Ibrahimovic. La catena di sinistra con Theo Hernandez e Leao prometteva bene e proprio quest’ultimo, poco dopo l’avvio, sfiorava il palo alla destra di Handanovic con un bel destro da fuori. Al 13’ Ibra incornava di poco a lato un cross dello stesso Leao con Diaz in ritardo nella deviazione sotto porta, ma da quel momento il match ha iniziato a pendere dalla sponda nerazzurra. L’Inter ha preso il controllo del gioco con una buona costruzione dal basso, una manovra avvolgente e incisivi cambi di fronte. Conte ha rinunciato in partenza a Bastoni, Hakimi, Young e Lautaro. La manovra offensiva interista, nel primo tempo, ha sfruttato sopratutto la fascia sinistra dove Perisc si è reso protagonista di incursioni pericolose. Lukaku era bravo nel solito lavoro di sponda, benchè costantemente randellato da Romagnoli, mentre Sanchez sfruttava la sua abilità nel venire incontro e proporsi per dai e vai e aperture sulle fasce. Il Milan presentava defezioni non indifferenti (in mezzo Calhanoglu e Bennacer) tra le quali Donnarumma la cui assenza non si è notata perché Tatarusanu, il sostituto, ha compiuto interventi da campione a partire dal 24’ quando ha salvato di piede una conclusione di Lukaku che si era fatto beffe di Romagnoli. L’azione è proseguita con Perisic a mettere un cioccolatino per Big Rom la cui botta è stata contrata all’ultimo dallo stesso Romagnoli. Sul più bello per i nerazzurri è passato il Milan con un destro preciso, a baciare il palo lontano, di Ibra facilitato da un paio di errori di Kolarov (sostituto di Bastoni) che prima non si è alzato per mettere in offside la linea di attacco avversaria poi non ha accorciato sullo svedese concedendogli l’opportunità di battere a rete da par suo.
L’Inter non si è scoraggiata e ha ripreso a macinare gioco con qualche difficoltà sulla catena di destra dove Barella non veniva adeguatamente supportato da Darmian forse preoccupato dall’opposizione di Hernandez che, in realtà, non pareva all’altezza delle sue serate migliori. L’Inter sfiorava il pari con un colpo di testa di Sanchez ribattuto due volte sulla linea, con Tatarusanu immobile, da Romagnoli e Tomori (subentrato all’infortunato Kjaer) e con un destro volante di Brozovic a lato di un soffio.
Nella ripresa avvio prepotente dell’Inter rinvigorita dall’ingresso di Hakimi (per Darmian). Il fianco sinistro della difesa diventava, così, fonte di dolori per i rossoneri e da lì sono arrivati i palloni con i quali prima Perisic di testa poi Sanchez, con bella riposta di Tatarusanu, avvicinavano il pareggio. Tirava brutta aria per il Milan che è andato in apnea quando al 58’ Ibra lo lasciava in 10. Conte ha colto l’occasione per ribaltare tatticamente i suoi inserendo Lautaro per Perisic e adottare il piano B virando sul 4-3-1-2 con Sanchez a pestare le zolle tra le linee alle spalle della Lu-La. Il Milan scivolava a difendersi ai limiti della propria area accerchiato dalle manovre nerazzurre che producevano occasioni importanti che obbligavano Tatarusanu a interventi prodigiosi per respingere conclusioni a botta sicura di Lautaro (lanciato da un improvvido disimpegno di Meitè) e Big Rom. Permaneva il difetto nerazzurro di gettare alle ortiche reti già fatte costruite con azioni ben congegnate, così il meritato pari giungeva da una perfetta realizzazione dal dischetto di Lukaku grazie al rigore causato da un’incauta entrata in scivolata di Leao su Barella autore, a sua volta, di una bella sterzata in area milanista. Penalty concesso grazie al Var perché nè Valeri né il guardialinee avevano colto l’evidentissimo fallo.
L’assedio è diventato asfissiante con la mediana milanista che non riusciva a proteggere la difesa non contenendo i movimenti di Sanchez, gli inserimenti di Barella e Vidal e le percussioni di Hakimi. Gli ingressi di Young e Eriksen per Kolarov e Brozovic hanno dato la svolta decisiva al match interrotto per circa 6’ per il cambio di arbitro (!) perchè Valeri si è infortunato lasciando il posto al quarto uomo Chiffi.
Nel lungo recupero concesso (4’+ 6’ per cambio arbitro) Meitè ha steso Lautaro ai limiti dell’area rossonera. Conte ha spinto Eriksen a calciare la conseguente punizione. Il danese ha contato i passi, è partito e ha calciato magicamente di destro scavalcando la barriera e depositando la palla in rete con Tatarusanu impietrito. Una conclusione principesca che ha chiuso il conto e catapultato il danese nell’olimpo dei marcatori decisivi della stracittadina più prestigiosa del mondo.

Analisi finale
Davvero un conclusione principesca di un derby aspro che ha parzialmente neutralizzato il poco regale comportamento della proprietà cinese dell’Inter che rifiuta ogni opportunità di mercato per rinforzare la rosa a disposizione di mister Conte. Non contenta di dare un bel ceffone alla storia e alla tradizione interista con l’ormai nota intenzione di cambiarne lo storico stemma e il nome (da Fc Internazionale a Inter Milan, ma cos’è ? Un nome o un derby?) e di non pagare gli stipendi alle maestranze (leggi giocatori e staff tecnico) con rischio di penalizzazioni in classifica, Suning ha impedito ogni manovra di mercato a Ausilio e Marotta se non in uscita come si è constatato col regalo di Nainggolan al Cagliari e coi ripetuti tentativi di spedire da qualche parte Eriksen pur di risparmiare il suo lauto ingaggio.
La famiglia Zhang si era presentata a Milano, sponda interista, con le fanfare e con proclami da Imperatori della Cina, ma si è comportata come il più misero dei plebei. Nessuna nobiltà nella conduzione dell’Inter di cui ha disprezzato la grande storia, ma ha anche riservato un atteggiamento sprezzante nei riguardi della tifoseria cui ha sempre e solo chiesto di allargare i cordoni della borsa per ingrossare la voce ricavi del bilancio dell’Inter dando in cambio promesse non mantenute alla stregua dei peggiori politici.
Nobili e signori si nasce e non si diventa. Noi evitiamo di guardare agli atteggiamenti meschini e plebei di Ibra e di chi non ha rispetto di niente e di nessuno per riempirci gli occhi con la lucente corona di Re di Milano di Lukaku che ora ha anche un nobile Principe danese alla sua corte.
Lukaku e Eriksen sono il nostro Re e il nostro Principe che compongono assieme al mister, alla squadra e a noi tifosi la reale famiglia nerazzurra. Per altri non c’è posto.
TABELLINO
INTER – MILAN 2-1 (p.t. 0-1)
Marcatori: 31′ Ibrahimovic (M), 71′ rig. Lukaku (I), 90+8′ Eriksen (I)
INTER (3-5-2): Handanović; Škriniar, de Vrij, Kolarov (90’+2 Ashley Young); Darmian (45′ Hakimi), Barella, Brozović (87′ Eriksen), Vidal, Perišić (67′ Lautaro Martinez); Lukaku, A. Sánchez. A disposizione: Radu, Padelli, Ranocchia, Bastoni, Young, Gagliardini, Sensi, Vecino, EriksenPinamonti. Allenatore: Conte.
MILAN (4-2-3-1): Tătărușanu; Dalot, Kjær (20′ Tomori), Romagnoli, Theo Hernández; Meïte, Kessié; Saelemaekers (84′ Castillejo), Brahim Díaz (60′ Rebic), R. Leão (84′ Krunic); Ibrahimović. A disposizione: A. Donnarumma, Jungdal, Kalulu, Calabria, Hauge, D. Maldini. Allenatore: Pioli.
Ammoniti: 17′ Kjaer (M), 45′ Ibrahimovic (M), 45′ Lukaku (I), 52′ Brozovic (I), 63′ Rebic (M), 90+9′ Hakimi (I)
Espulso: 58′ Ibrahimovic (M)
Arbitro: Valeri (79′ Chiffi)
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