Champions time

a cura di Carlo Codazzi
IL PRIMO OTTOBRE 2020 SI SONO SVOLTI A NYON I SORTEGGI DEI GIRONI ELIMINATORI DELLA CHAMPIONS LEAGUE 2020/21

L’INTER E’ STATA INSERITA NEL GRUPPO B

IL CALENDARIO DELLE PARTITE DELL’INTER

IL CALENDARIO COMPLETO DEL GRUPPO B

LE DATE
FASE A ELIMINAZIONE DIRETTA
Ottavi :
andata 16/17 ; 23/24 febbraio 2021 – ritorno 9/10 ; 16/17 marzo 2021
Quarti :
andata 6/7 – ritorno 13/14 aprile 2021
Semifinali :
andata 27/28 aprile 2021 – ritorno 4/5 maggio 2021
FINALE :
29 MAGGIO 2021 ALLO STADIO OLIMPICO ATATURK DI ISTAMBUL
RISULTATI gruppo B
PRIMA GIORNATA
REAL MADRID – SHAKHTAR D. 2-3
INTER – BORUSSIA M. 2-2 Marcatori: 48′ Lukaku (I), 63′ su rig. Bensebaini (BM), 84′ Hofmann (BM), 90′ Lukaku (I)
SECONDA GIORNATA
SHAKHTAR – INTER 0-0
BORUSSIA M. – REAL MADRID 2-2
TERZA GIORNATA
SHAKHTAR -BORUSSIA M. 0-6
REAL MADRID – INTER 3-2 Marcatori : Benzema (R) 25′, Ramos(R) 33′, Lautaro (I) 35′, Perisic (I) 68′, Rodrygo (R) 35′
LE AVVERSARIE DELL’INTER
REAL MADRID (Spagna)

PARTECIPAZIONI ALLA CHAMPIONS LEAGUE : 50
VITTORIE DEL TROFEO : 13
Palmares del club
34 Campionati – 19 Coppe del Re di Spagna – 11 Supercoppe nazionali – 1 Coppa di Liga – 13 Champions League – 2 Coppe UEFA – 4 Supercoppe europee – 7 Mondiali per club
Formazione tipo 2020/21 (4-3-1-2) : Courtois; Carvajal, Varane, S. Ramos, Mendy; Modric, Casemiro, Kroos; Isco; Benzema, Vinicius. All. Zinedine Zidane
PRECEDENTI IN CHAMPIONS CON L’INTER :
Vittorie Real 3 – Vittorie Inter 5 – Pareggi 1
SHAKHTAR DONETSK (Ucraina)

PARTECIPAZIONI ALLA CHAMPIONS LEAGUE : 14
VITTORIE DEL TROFEO : 0
Palmares del club
13 Campionati – 13 Coppe nazionali – 8 Supercoppe nazionali – 4 Coppe URSS – 1 Coppa UEFA
Formazione tipo 2020/21 (4-2-3-1) : Pyatov; Dodò, Kryvtsov, Matvenko, Kornienko; M.Antonio, Alan Patrick; Marlos, Kovalenko, Taison; Juniior Moraes. All. Luis Castro
PRECEDENTI IN CHAMPIONS CON L’INTER :
Vittorie Shakhtar 0 – Vittorie Inter 1 – Pareggi 1
BORUSSIA MONCHENGLADBACH (Germania)

PARTECIPAZIONI ALLA CHAMPIONS LEAGUE : 7
VITTORIE DEL TROFEO : 0
Palmares del club
5 Campionati – 3 Coppe nazionali – 1 Supercoppa nazionale – 2 Coppe UEFA
Formazione tipo 2020/21 (4-2-3-1) : Sommer; Lainer, Ginter, Elvedi, Bensebaini; Neuhaus, Zakaria; Thuram, Stindl, Herrmann; Plea. All. Marco Rose
PRECEDENTI IN CHAMPIONS CON L’INTER :
Vittorie Borussia 0 – Vittorie Inter 1 – Pareggi 1
I GRUPPI DELLE SQUADRE ITALIANE

LA LISTA UEFA PRESENTATA DALL’INTER


FC INTERNAZIONALE MILANO

PARTECIPAZIONI ALLA CHAMPIONS LEAGUE : 20
VITTORIE DEL TROFEO : 3
Palmares del club
18 Campionati – 7 Coppe nazionali – 5 Supercoppe nazionali – 3 Champions League – 3 Coppe UEFA – 3 Mondiali per club – 1 Mundialito club
Formazione tipo 2020/21 (3-4-1-2) : Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Vidal, Young; Eriksen; Lukaku, Lautaro. All. Antonio Conte
I TRIONFI DELL’INTER IN CHAMPIONS
Madrid, 22 maggio 2010
Il 22 Maggio 2010, al Santiago Bernabeu di Madrid, l’Inter superò 2-0 il Bayern Monaco in finale di Champions League e conquistò per la terza volta nella sua storia il massimo trofeo continentale per club. Dopo 45 anni un altro Moratti, Massimo, portò l’Inter sul trono d’Europa. Vincendo la Champions la truppa di Mourinho conquistò il mitico “Triplete” sommando al trionfo europeo la conquista dello scudetto e della Coppa Italia. Grande protagonista della notte del Bernabeu fu Diego Milito autore della doppietta decisiva (35′ e 70′). Il “Principe” mise a segno 30 reti complessive nella stagione realizzando tra queste la rete decisiva nella finale di Coppa Italia, vinta 1-0 sulla Roma, e il goal che valse lo scudetto contro il Siena, battuto 1-0, nell’ultima giornata di campionato. Javier Zanetti sollevò il trofeo più ambito a livello di club con la fascia di capitano all’età di 37 anni. La formazione nerazzurra capitanata da Zanetti approdò alla finalissima di Madrid superando nel girone eliminatorio Rubin Kazan e Dinamo Kiev e nella fase ad eliminazione diretta, nell’ordine, Chelsea, CSKA Mosca e Barcellona. La doppia sfida in semifinale con i blaugrana di Guardiola e Messi, Campioni d’Europa e del Mondo in carica, fu elitrizzante. All’andata fu l’Inter a prevalere per 3-1 con reti di Sneijder, Maicon e Milito che risposero all’iniziale vantaggio ospite siglato da Pedro. Al ritorno, dopo 28′, l’Inter fu ridotta in 10 per l’ingiusta espulsione di Thiago Motta indotta da una sceneggiata di Busquets. Zanetti e compagni resistettero eroicamente agli attacchi catalani concedendo solo la rete di Piqué (segnata in offside non rilevato dalla terna arbitrale) al minuto 84 accedendo meritatamente all’atto conclusivo del 22 maggio.
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Vienna, 27 maggio 1964
E’ stata la prima notte magica dell’Inter che conquistò la sua prima Champions (allora denominata Coppa dei Campioni in quanto veniva disputata solo dalle squadre Campioni del proprio paese nella stagione precedente) battendo 3-1 il mitico Real Madrid di Puskas, Di Stefano, Gento e Santamaria.
Dopo aver superato l’Everton, il Monaco, il Partizan Belgrado e il Borussia Dortmund, l’Inter approdò alla finale di Coppa Campioni che si disputò il 27 maggio 1964 al Prater di Vienna preso d’assalto dai tifosi nerazzurri giunti numerosissimi da tutta Italia. Mattatore della finale il giovanissimo Sandro Mazzola che sbloccò la partita al 43′ e la chiuse definitivamente con un bel diagonale di esterno destro al 76′. Nel mezzo le reti di Milani (assist di Mazzola) al 60′ e di Felo per il Real al 70′. Mossa vincente del “Mago” Helenio Herrera la marcatura a uomo di Tagnin sul grande Alfredo Di Stefano (38enne) al canto del cigno come Puskas (37 anni). I “Blancos” conclusero così un grande ciclo mentre si apriva quello della “Grande Inter” di Angelo Moratti, Italo Allodi e Helenio Herrera. In quello stesso anno Mazzola e compagni persero lo scudetto nello spareggio (l’unico disputato nella storia del nostro massimo campionato) con il Bologna di Fulvio Bernardini in cui furono superati dai rossoblu, all’Olimpico di Roma, per 2-0. Tante polemiche per uno scandalo doping che investì il Bologna del presidente Dallara cui fu inferta una penalizzazione di 3 punti (con lo scudetto virtualmente in mano dell’Inter) poi, sorprendentemente, revocata. L’Inter si rifece negli anni successivi vincendo 2 scudetti, un’altra Coppa Campioni e 2 Coppe Intercontinentali (oggi Mondiale per club).


Milano 27 maggio 1965
La finale della Coppa dei campioni 1965 si disputò in una serata umida e piovosa nello stadio San Siro a Milano. Di fronte l’Inter e il Benfica di Eusebio, il fuoriclasse nato in Mozambico (colonia allora del Portogallo) detto la “Perla Nera”. La squadra guidata dal “Mago” Herrera conquistò l’accesso alla finale dopo aver eliminato la Dinamo Bucarest, il Rangers Glasgow e il Liverpool. Con quest’ultimo l’Inter dieve vita ad un vibrante doppio confronto in semifinale che vide gli inglesi prevalere con un perentorio 3-1 all’andata, ad Anfield Road, un punteggio pesante che fu clamorosamente ribaltato al ritorno dai nerazzurri autori di una prestazione strepitosa trascinati dal fantastico pubblico interista che aveva gremito lo stadio milanese in ogni ordine di posti. Le reti di Corso, Peirò e Facchetti consentirono una rimonta storica e permisero all’Inter di guadagnarsi la sfida col Benfica nella finale del 27 maggio. Il match si giocò sotto una fitta pioggia e su un terreno ridotto ad una fanghiglia che limitò di molto lo spettacolo che la partita, alla vigilia, prometteva di offrire. Decisivo, al 42′, uno spunto di Jair Da Costa, il brasiliano dell’Inter, che entrò in area lusitana sulla destra e calciò la sfera in scivolata che, beffarda, passò tra le mani e le gambe del portiere Costa Pereira per infilarsi lentamente in rete. Per i nerazzurri fu l’apoteosi davanti al proprio pubblico che, incurante della pioggia martellante, festeggiò a lungo il secondo massimo successo europeo consecutivo dei propri beniamini .
L’Inter, oltre alla sua seconda Coppa dei Campioni, nello stesso anno fu capace di conquistare lo scudetto, il decimo della propria gloriosa storia (quello della “Stella”) e la Coppa Intercontinentale battendo, in settembre, nel doppio confronto (3-0 a Milano, 0-0 a Buenos Aires) gli argentini dell’Independiente superati anche nella tripla (i confronti si disputavano in gare di andata e ritorno, non valeva la differenza reti e nel 1964 fu necessario lo spareggio tra l’Inter e l’Independiente che i nerazzurri vinsero 1-0 a Madrid con rete di Corso) finale mondiale dell’anno precedente. I ragazzi di Herrera si aggiudicarono così il loro prestigioso “Triplete”.





I PRECEDENTI IMPORTANTI IN CHAMPIONS CON LE RIVALI DEL GRUPPO B
REAL MADRID
Il precedente “storico” nella massima rassegna continentale per club fra l’Inter e i “Blancos” di Madrid risale alla finale del 1964 riportata sopra. I pronostici non davano chances alla truppa di Helenio Herrera che, invece, riuscì nell’impresa di entrare nella leggenda battendo proprio una formazione leggendaria capace di aggiudicarsi consecutivamente, tra il 1955 e il 1960, le prime 5 edizioni della Coppa dei Campioni. Fondamentali per il trionfo interista , oltre a quelle di Sandro Mazzola e del capitano e regista difensivo Armando Picchi, le prestazioni del mediano Tagnin (marcatore implabile del grande Di Stefano) e del centravanti Milani autore del secondo goal nerazzurro. Curiosamente, furono sostituiti nell’anno successivo nei rispettivi ruoli da Bedin e Peirò. Fu la vittoria sul “futbol bailado” del Real del gioco pragmatico pensato da Herrera basato su una fase difensiva solida, con aggressive marcature a uomo, e sui veloci ribaltamenti di fronte innescati dai lanci di Suarez e dalle precise verticalizzazioni di Corso a beneficio delle mezzali Mazzola e Jair, rapidissime e micidiali negli spazi, con Milani a fungere da boa offensiva. L’Inter vinse meritatamente, come sopra citato, 3-1 aprendo le marcature al 43′ con Mazzola e soffrendo solo dopo il raddoppio di Milani, per 15′ circa, in cui la sfuriata madridista produsse la rete di Felo (realizzata con una splendida semirovesciata) che dimezzò lo svantaggio. Un rapido contropiede, al 76′, finalizzato magistralmente da Mazzola spense definitivamente le velleità dei madrileni.
Quella del Prater fu la prima sfida di Champions con i “Galacticos” madridisti mentre, a beneficio degli amanti della storia interista, l’ultima si giocò a S.Siro il 25 novembre 1998 e fu la serata magica di Roby Baggio in maglia nerazzurra che schiantò il Real con una splendida doppietta messa a segno al minuto 85 e al 92′. In precedenza l’Inter era passata in vantaggio al 50′ con una rete di “Bam Bam” Zamorano pareggiata da Seedorf nove minuti dopo. Con quella vittoria l’Inter di Gigi Simoni vinse il girone eliminatorio e si qualificò per i quarti di finale dove fu eliminata dal Manchester United che vinse quell’edizione della Champions League.



SHAKHTAR DONETSK
L’unico confronto dell’Inter con il club più blasonato d’Ucraina in Champions risale all’estate 2005. I nerazzurri, classificati al terzo posto in campionato nella stagione precedente, affrontarono lo Shakhtar nel terzo turno preliminare per ottenere la qualificazione ai gruppi eliminatori.
Il conto fu regolato nel match di andata, a Donetsk, in cui l’Inter prevalse col classico punteggio all’inglese, 2-0, grazie alle marcature di Martins (69′) e Adriano (80′) inafferrabili per i difensori ucraini. Il ritorno fu giocato a porte chiuse a San Siro causa la squalifica del campo di 4 turni comminata dall’UEFA all’Inter per via dei disordini provocati dalla Curva Nord nell’euro derby di ritorno col Milan dei quarti di Champions dell’anno precedente. Alvaro Recoba infilò col suo magico sinistro il pallone alle spalle di Lastuvka al 12′ chiudendo di fatto i giochi. La rete del pari segnata al 25′ da Elano non mutò l’esito finale della sfida che sorrise ai nerazzurri che controllarono agevolmente il resto della gara.
L’Inter e lo Shakhtar si sono incontrate in competizioni ufficiali anche il 17 agosto 2020 e fu goleada nerazzurra. Le doppiette di Lautaro e Lukaku e la rete di D’Ambrosio misero al tappeto gli ucraini sconfitti 5-0. Non si trattava però di un match di Champions, ma della semifinale di Europa League.


BORUSSIA MONCHENGLADBACH
“La leggenda della lattina”
Il confronto tra Inter e Borussia Monchengladbach (l’unico in Champions e l’unico in assoluto nelle coppe europee tra le due formazioni) negli ottavi di finale della Coppa Campioni 1971/72 è passato alla storia, purtoppo per un atto di violenza che nulla aveva a che vedere con lo sport. Una sfida segnata da una lattina di Coca Cola (tuttora conservata nel museo del Borussia) che divenne leggenda.

BORUSSIA M. – INTER 7-1 (gara annullata)
Il 20 ottobre 1971 il Borussia, campione di Germania nelle due stagioni precedenti, ricevette l’Inter, campione d’Italia, allenata da Gianni Invernizzi, nel catino dello stadio “Bokelberg” di Monchengladbach. I 27.000 posti dell’impianto erano esauriti e i tifosi tedeschi particolrmente eccitati tanto da trasformare il piccolo e vetusto stadio in una bolgia infernale. Il pubblico era a ridosso del campo di gioco da cui era separato soltanto da un piccolo steccato che fungeva da timida protezione. Nelle fila del Borussia militavano campioni del calibro di Gunter Netzer (capitano e regista, secondo nella classifica del Pallone d’Oro del 1972 alle spalle di Beckenbauer), Jupp Heynckes (centrattacco fortissimo), Berti Vogts (arcigno terzino marcatore) e Rainer Bonhoff (possente mediano con spiccate doti offensive). L’Inter aveva in formazione alcuni “reduci” della “Grande Inter” degli anni ’60, ovvero Mazzola, Corso, Burgnich, Facchetti, Bedin e Jair. A questi assi aveva aggiunto (acquistandolo dal Cagliari) 2 anni prima il centravanti goleador Roberto Boninsegna detto “Bonimba”. Partenza a razzo dei tedeschi che colpirono un palo per poi passare in vantaggio già al 7′ con un destro in scivolata di Heynckes a precedere l’incerta uscita di Vieri. Reazione nerazzurra che portò, al 19′, al pari di Boninsegna che scaraventò col suo potente sinistro il pallone in rete, deviato dalla barriera, sfruttando una punizione all’interno del semicerchio dell’area tedesca. Nemmeno il tempo di esultare che l’Inter al 21′ si trovò di nuovo sotto : fuga di Wimmer sulla destra e cross millimetrico per la comoda capocciata di Le Fevre che non diede scampo a Vieri. Dopo una bella azione interista che portò alla conclusione Mazzola con Kleff costretto ad un difficile intervento, al 29′ accadde il fattaccio : Boninsegna, in seguito ad una rimessa laterale, stava cercando di conquistare palla a metà campo, verso la linea laterale, sotto la tribuna, quando improvvisamente si accasciò privo di sensi colpito da un oggetto lanciato dal pubblico. Netzer fu rapido nel raccogliere l’oggetto, una lattina di Coca Cola, e passarlo ad un poliziotto che lo fece sparire. Mazzola se ne accorse e non esitò a fiondarsi tra il pubblico dove si fece consegnare da un tifoso una lattina identica che consegnò all’arbitro olandese Dorpmans. I giocatori tedeschi, aizzati dai propri supporters, innescarono un indegno parapiglia mentre Boninsegna, svenuto, veniva trasportato fuori dal campo in barella. Intervenne la polizia non ben predisposta verso i nerazzurri tanto che il sostituto di Boninsegna, Ghio, per entrare in campo dovette litigare con un poliziotto. Si formarono varie mischie con Mazzola e Invernizzi a discutere vivacemente con l’arbitro. Finalmente, fu individuato il tifoso autore del misfatto che venne trascinato via a forza dagli agenti. Circolò la voce che, poco prima del lancio della lattina, lo stesso tifoso aveva avuto un battibecco con Boninsegna quando quest’ultimo, dopo un contrasto, era finito contro il piccolo steccato che divideva la tribuna dal terreno di gioco. Il match riprese con la squadra interista sotto schock e il Borussia ne approfittò segnando tre reti prima dell’intervallo con Le Fevre, Netzer e Heynckes. Durante la pausa, nello spogliatoio nerazzurro, maturò la convinzione che l’incontro sarebbe stato vinto a tavolino. Convinzione azzardata perchè nel calcio europeo non si era mai verificato un caso del genere e non esisteva una regolamentazione in merito.

Nella ripresa Bordon sostituì Vieri tra i pali e incassò 2 reti, messe a segno da Netzer e Sieloff su rigore, che portarono il punteggio ad un pirotecnico 7-1 in favore del Borussia. La ripresa fu caratterizzata da vari scontri con l’arbitro Dorpmans a tollerare interventi proibitivi commessi a ripetizione dai padroni di casa. Poco prima del penalty insaccato da Sieloff, al 79′, Jair fu costretto ad uscire per uno strappo muscolare e a lasciare i suoi in dieci. Il nervosismo era alle stelle tra le fila interiste e fu Corso a farne le spese al minuto 84. Nell’ennesima mischia l’arbitro fu colpito alle spalle da un calcio, si girò e vedendo Corso lo cacciò dal campo costringendo l’Inter a chiudere la partita in nove. In realtà a sferrare la pedata al direttore di gara fu Ghio. Mariolino si beccò una maxi squalifica e fu costretto a seguire tutte le successive partite disputate dall’Inter in quella Coppa Campioni dalla tribuna. L’assenza di Corso pesò nell’esito negativo della finale disputata in seguito dai nerazzurri (dopo AEK Atene e Borussia eliminarono lo Standard Liegi e il Celtic Glasgow) contro l’Ajax di Cruijff che si aggiudicò l’ambito trofeo vincendo 2-0 con doppietta del fuoriclasse olandese.

Tornando all’incrocio col Borussia la palla passò all’Avvocato Giuseppino (detto Peppino) Prisco, legale e Vicepresidente dell’Inter, che architettò un autentico capolavoro di giurisprudenza sportiva riuscendo a dimostrare alla commissione disciplinare dell’UEFA che la gara fu condizionata dall’atto di violenza commesso dallo spettatore tedesco ai danni di Boninsegna costretto ad abbandonare con largo anticipo il match. Prisco fece accettare dal massimo organismo calcistico continentale la responsabilità oggettiva del Borussia nell’episodio. La disciplinare dell’UEFA non accolse la richiesta della vittoria a tavolino per 3-0 della gara da parte dell’Inter, ma ne ordinò la ripetizione in campo neutro, a Berlino Ovest, dopo aver squalificato il campo del Borussia per una giornata.

INTER- BORUSSIA M. 4-2
Il match di ritorno divenne, così, quello di andata e si giocò a S.Siro il 3 novembre. Fu un partita spettacolare, di particolare intensità agonistica ed emotiva. Una battaglia che l’Inter si aggiudicò vincendo 4-2. I nerazzurri erano furiosi e smaniosi di mostrare che la debacle di Monchengladbach era stata dovuta ad un episodio extraclacistico e in 13′ passarono due volte: al 10′ con una gran botta dal limite, su azione d’angolo, di Bellugi che finì sotto la traversa e al 13′ con un sinistro preciso di Boninsegna servito in area da Jair. L’Inter era in dominio, ma al 38′ il temibile Le Fevre raccolse un corner di Netzer e di testa mandò la palla alle spalle di Bordon. Ripresa con i nerazzurri in pressing e al 58′ Jair risolse un batti e ribatti in area tedesca toccando in rete da pochi passi il pallone del 3-1. L’arbitro Schuerer si distinse negando due rigori all’Inter : prima per un netto fallo di Netzer commesso ad inizio ripresa, in piena area ospite, ai danni di Bedin dopo aver anche controllato la sfera con un braccio, poi al 52′, ignorando il netto sgambetto di Muller a Boninsegna nei 16 metri tedeschi. La partita divenne aspra e dal nulla, improvvisamente, si materializzò il goal di Wittkamp che insaccò un invito di Wimmer proveniente dalla fascia destra. Mancava 1′ al termine e il punteggio di 3-2 non era positivo per l’Inter che avrebbe dovuto affrontare con un vantaggio esiguo il successivo match in programma sul neutro di Berlino. I nerazzurri reagirono con rabbia alla beffa e al 90′ ristabilirono le distanze grazie a Ghio, pescato nell’area avversaria da un lancio al millimetro di Mazzola, che con freddezza mise la sfera in rete a tu per tu con Kleff.


BORUSSIA M. – INTER 0-0
Il primo dicembre venne ripetuta la partita di andata, annullata dall’UEFA, all’Olympiastadion di Berlino Ovest (la Germania era a quei tempi politicamente divisa in due, Ovest e Est) davanti a 86.000 spettatori. Primi minuti equilbrati poi Netzer e compagni presero d’assalto la porta difesa da Bordon che fu autore di diversi interventi prodigiosi tanto da guadagnarsi l’appellativo “pallottola” perchè come una pallottola riuscì a schizzare da un palo all’altro per respingere le conclusioni tedesche che piovevano da ogni fronte. Al 16′ il momento clou dell’incontro : tentativo di penetrazione di Danner, sulla sinistra, braccato da Mazzola che in prossimità dell’area nerazzura lo toccò e lo atterrò. Il fallo c’era, ma era stato chiaramente commesso fuori dall’area di rigore, nonostante ciò il Sig. Taylor, inglese, direttore di gara, fischiò la massima punizione a favore del Borussia. Sul dischetto si presentò Sieloff il cui piattone di destro fu neutralizzato in due tempi da Bordon che visse quella notte, a soli 21 anni, il momento magico della sua carriera. Soltanto 3′ più tardi Le Fevre, con un’incornata in tuffo, centrò in pieno l’incrocio dei pali. L’Inter tentò di alleggerire la pressione e si fece pericolosa nei primi 45′ con una rovesciata di Boninsegna terminata alta e nella ripresa con i tentativi di Frustalupi, respinto da Kleff, e Mazzola il cui diagonale terminò fuori di poco. Nel finale Bordon si superò per respingere due conclusioni (al 39′ e al 40′) a botta sicura di Wittkamp sigillando così il risultato a reti bianche e consegnando la qualificazione all’Inter e la tripla (comprendendo il match annullato dall’UEFA) sfida col Borussia Monchengladbach alla leggenda.


Le foto del servizio con provenienza non specificata sono tratte da il libro “Inter, un secolo di passione nerazzurra” edito da Diemme e dall’archivio di Inter.it
