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Vincere per convincere

Inter-Torino 3-1 L’abbraccio al “Toro” Martinez tornato al gol (da Passioneinter.it)

VINCERE PER CONVINCERE

di Alessandro Roncaglia

L’Inter vince. E lo fa con merito, battendo il Torino dopo una partita giocata con determinazione ma lasciando intravedere anche sprazzi di bel gioco.

Vittoria importantissima, che è ossigeno puro in questo periodo e dopo l’ennesimo passo falso col Verona, e che vale il ritorno al secondo posto.

E pensare che avevamo pensato tutti al peggio dopo l’erroraccio nei minuti iniziali del nostro portiere (che ormai da un po’di tempo non è più San Samir), che ha offerto al gallo Belotti un cadeau inatteso lasciandosi scappare il pallone dalle mani dopo un corner battuto morbido e senza pretese dai granata, un pallone solo da spingere in rete.

Apro una riflessione: Handanovic ha iniziato bene il campionato, ma va detto a scanso di equivoci che non ha certamente ripetuto le ottime scorse stagioni tra cui l’ultima, conclusa con i miracoli nella partita casalinga con l’Empoli che ci hanno consentito di accedere all’ultimo respiro in Champions. Ma non merita nemmeno di essere messo alla berlina come molti tifosi (noi interisti sappiamo essere ingrati con chi ci ha dato tanto quanto impazienti con i giovani e i nuovi arrivati) stanno facendo sui social. Per molti anni è stato un lusso per la nostra squadra che ha vagato per le medie posizioni della classifica come un’anima di una nobile decadente in pena poter vantare un portiere simile, che da par suo restando legato ai nostri colori ha rinunciato alle ambizioni di vincere e giocare la Champions League.

L’Inter attuale però, sembra avere voglia di tornare a vincere e rinverdire i fasti di un tempo, lo dimostra l’uomo che è stato scelto in panchina. Inevitabile dopo una stagione in cui non ha parato tiri difficili forse, ma che un tempo il nostro Batman prendeva, e in cui il suo voto in pagella è oscillato tra il 5,5 e il 6 o 6,5 chiedersi se forse non sia iniziato un declino che prima o poi è inevitabile anche nel suo ruolo col passare degli anni (pensiamo a leggende come Zenga o J.Cesar che a un certo punto con gli anni la società ha scelto di sostituire).

Il portiere dell’Inter deve portare punti, e in particolare in questa squadra a trazione spesso anteriore deve saper mettere pezze anche a qualche distrazione difensiva, e giocare almeno da 7.

E’un’annata e in particolare un periodo di calo o sul mercato dobbiamo cercare un primo portiere che la prossima stagione si giochi il posto con lui come ha fatto la Juventus quando ha scelto Sceszny da affiancare a Buffon?Radu è un upgrade rispetto a Padelli, ma il rischio che come secondo sia un po’poco l’anno prossimo c’è, la valutazione spetterà al mister e alla società.

Tornando alla storia della partita, l’Inter ha avuto il merito di continuare a fare il suo gioco e non abbattersi dopo il gol subito, che visto il momento poteva stroncare un toro come ha sottolineato Conte nel dopo gara…e così ha stroncato il Toro. Dopo l’errore per poca lucidità di Lautaro a tu per tu con Sirigu, bravo a salvare dopo un’incredibile disattenzione difensiva dei suoi, e dopo il tiro inguardabile del solito Gagliardini da buona posizione finito addirittura in fallo laterale (buona comunque per intensità e corsa la sua gara) il primo tempo finiva con i granata sorprendentemente in vantaggio 1 a 0, e col possibile colpo del ko rimasto in canna ad Ansaldi che ha tirato una cilecca a tu per tu con Handanovic a conclusione di un contropiede che è stato l’unica azione dei granata nel primo tempo.

La ripresa iniziava con l’Inter che aumentava la pressione e i giri del motore, e trovava il gol subito con l’ottimo Young (bravo a concludere al volo da distanza ravvicinata dopo una splendida sponda di Lautaro di testa) e subito dopo si portava in vantaggio con Godin dopo una splendida sponda di Sanchez (tarantolato come nelle ultime prestazioni) avviata da un intelligente cross sempre di Young.

Il vantaggio questa volta non faceva rilassare i nostri giocatori, bravi a tenere alta la tensione e a continuare a cercare gioco verticalmente, come chiede il nostro mister. E Lautaro finalmente ritrovava il gol complice un po’di fortuna in una deviazione spiazzava Sirigu sul suo tiro da fuori area.

Con l’Inter però le amnesie difensive sono sempre in agguato e Bastoni (bravissimo in impostazione, meno in marcatura) si perdeva nel cuore dell’area il gallo Belotti che centrava di testa la traversa.

Salvato il punteggio c’era ancora spazio per qualche grande salvataggio di Sirigu su Sanchez e due volte Gagliardini (messo in porta da una bella giocata di Eriksen appena entrato), per un egoismo di Candreva che tirava fuori invece di servire comodamente Lautaro  a porta vuota e per un’altra bella azione conclusa da Eriksen ma parata ancora dall’ottimo portiere granata, a conclusione di una partita piacevole e ben giocata nonostante alla lettura della formazione (Skriniar fuori e soprattutto a sorpesa Eriksen per dare spazio a Borja Valero) molti di noi avessimo storto il naso e fossimo rimasti perplessi.

L’Inter quest’anno gioca a pallone, o almeno prova a farlo. Lo dimostrano il record di gol segnati (dai tempi di Mancini stagione dei record 2006/2007) e nel periodo post pausa covid la supremazia nel nostro campionato nei gol realizzati, nel numero di occasioni create, e nelle percentuali di possesso palla sia nella metà campo che nell’area di rigore avversaria.

Questo modo di giocare è però dispendioso, per i nostri centrocampisti certamente, ma anche per i nostri difensori.

Conte vuole far girare la palla rapidamente, sovente con cambi di gioco da una fascia all’altra, ma con l’intento di verticalizzare appena possibile (mancava Lukaku e abbiamo creato comunque una decina di palle gol quindi sostenere come fanno alcuni che giochiamo solo con palla centrale per Lukaku e sua sponda, che pure è una soluzione a volte utile, non passa) attaccando la porta. Gli esterni devono supportare l’azione e in ogni caso seguirla per essere pronti a finalizzarla, e tutto il centrocampo è costretto a strappi continui in avanti e in ripiegamenti indietro. Gli stessi difensori centrali, in particolari i due “esterni” devono impostare a centrocampo e portarsi avanti anche nella metà campo avversaria, spesso da terzini aggiunti. Si tratta di una modalità di gioco coraggiosa, e che indubbiamente procura numerose occasioni da gol (ricordiamoci la difficoltà anche solo a crearne una o due a partita lo scorso anno con Spalletti), la coperta però è spesso corta dietro, e lo dimostrano sia i gol subiti che la fragilità mostrata ogni volta che l’avversario ci attacca. I successi futuri passeranno per la ri-costruzione di una solidità difensiva che oggi manca.

E chissà se passeranno tra i piedi di Christian Eriksen. Il suo calcio, non fatto di rapidità nella progressione ma grande tecnica e velocità di pensiero, non si sposa bene con le caratteristiche di agonismo e strappi che Conte chiede ai suoi centrocampisti. E’un giocatore più adatto a un possesso di palla stile tiki taka e a squadre che giocano con un giro palla più ragionato e orizzontale, meno dispendioso fisicamente (poteva essere un trequartista giusto anche nel 4 5 1 di Spalletti) ed è evidente se gli viene preferito il 37enne Borja Valero che il talento dell’inglese non è prioritario per il nostro allenatore.

Non posso giudicare positivamente le ultime due prestazioni di Borja, non si può valutare solo a seconda del nome e delle aspettative. Certo lo spagnolo è ammirabile per impegno e dedizione, ma non si può dire che abbia giocato bene solo perché molti lo reputavano un ex giocatore ed avevano aspettative nulle, dopo due partite in cui ha centrato 2 o 3 passaggi e non è mai stato capace di creare o rifinire azioni offensive, né ha provato un tiro in porta, specialità in cui gli manca la forza fisica per provare. Vale lo stesso discorso fatto per il portiere, se giochi dietro le punte nell’Inter devi essere un giocatore decisivo, non basta coprire il campo con grande dedizione e una corsa lenta. Avesse giocato così Eriksen leggeremmo giudizi diametralmente opposti, come mancanza di personalità, giocatore nullo, bidone….

Credo che per valore, età e per quanto dimostrato in carriera (e a sprazzi in queste partite) la logica suggerisca di insistere e dare tempo al “bidone” danese, che tutti ci invidiavano quando abbiamo annunciato pochi mesi fa (pochissimi considerando la sospensione per il covid), e che un giocatore ammirevole e onesto ma evidentemente a fine carriera come Borja Valero sia troppo poco per panchinarlo.

Il calcio non è fatto di sola fatica e corsa, altrimenti Gagliardini sarebbe il nostro top player. Il talento di Eriksen è indiscutibile, a lui dimostrare che può esprimerlo anche con la nostra maglia e a Conte chiediamo di dargli fiducia. Sarebbe un peccato non concedergli il tempo per mostrare chi è…il rimpianto per noi tifosi rimarrebbe negli anni.

E adesso avanti tutta per la partita con la Spal, anche questa da vincere per tenere il secondo posto visto il ritmo a cui viaggia l’Atalanta.

Forza Inter!

IL TABELLINO

Inter-Torino 3-1 (pt- 0-1)

Marcatori: 17′ Belotti (T), 48′ Young (I), 51′ Godin (I), 61′ Martinez (I)

Inter (3-4-1-2): Handanovic; Godin (st 31′ Skriniar), De Vrij, Bastoni; D’Ambrosio (st 26′ Candreva), Brozovic, Gagliardini, Young (st 26′ Biraghi); Borja Valero; Sanchez, Martinez (st 38′ Eriksen). A disposizione: Padelli, Berni, Ranocchia, Asamoah, Eriksen, Esposito, Pirola, Agoume. Allenatore: Conte

Torino (3-4-2-1): Sirigu; Izzo, Nkoulou, Bremer; De Silvestri (st 18′ Singo), Meité (st 18′ Lukic), Rincon, Ansaldi (st 18′ Berenguer), Aina; Verdi (st 31′ Millico), Belotti. A disposizione. Rosati, Ujkani, Djidji, Lyanco, Ghazoini, Adopo, Greco, Edera. Allenatore. Longo.

Arbitro: Massa di Imperia

Ammoniti: Godin (I), Aina (T), Meité (T), De Silvestri (T), Brozovic (I), Sanchez (I), D’Ambrosio (I), Biraghi (I)

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