Il duello

IL DUELLO
di Carlo Codazzi
Un gol di Veloso all’86 ha sancito il 2-2 tra Verona e Inter togliendo i veli alla crisi interna al club nerazzurro.

Le dichiarazioni post match di Antonio Conte hanno chiarito che tra lui e i piani alti del club interista non c’è identità di vedute sul prosieguo del progetto avviato un anno fa e la rottura non sembra un’ipotesi lontana. Siamo al duello tra Conte e Zhang. La tifoseria interista si è spaccata in due: chi parteggia per il tecnico, chi ne chiede la testa. Un film vecchio e assai deprimente che viene proiettato regolarmente sugli schermi nerazzurri da nove anni. A nostro avviso sarebbe ora di cambiare la sceneggiatura e fare riflessioni più ponderate per capire una volta per tutte dove sta l’origine del male da sconfitta che affligge l’Inter da quasi un decennio.
Se non ricordiamo male, dopo Mourinho si sono alternati alla guida dell’Inter 11 allenatori che puntualmente sono finiti nel mirino dei media e, soprattutto, di buona parte dei tifosi. Tifosi “sfascisti” sempre pronti ad attaccare l’Inter quando le stagioni prendono una brutta piega e ad individuare nella figura del tecnico il capro espiatorio. Ci sorge spontanea una domanda: possibile che questi 11 allenatori siano tutti “asini”? Ammesso e non concesso che lo siano che dire allora di chi li ha ingaggiati? Ci risulta che i bravi comandanti sappiano scegliere sottoposti all’altezza..

Come mai all’Inter si continua a cambiare allenatori così come si cambiano i calzini e i risultati non mutano? Forse che l’origine del male non risieda nella guida tecnica? Interrogativi tanto banali e leciti quanto è banale e logica la risposta: a prescindere dal nome, evidentemente non è il tecnico il male che affligge il club del Biscione. I vari mister che si sono succeduti a Appiano Gentile potranno essere più o meno bravi, più o meno simpatici e avranno pure commesso degli errori, ma non rappresentano il nocciolo del problema.
Tra l’altro sono stati ingaggiati nomi importanti e celebrati dagli addetti ai lavori quali Benitez, Gasperini, Ranieri, Mazzarri, Mancini, Spalletti per finire a Conte. Tutti colpiti da incapacità acuta una volta vestiti di nerazzurro…Portate pazienza, ma ci sorge il dubbio che l’ambiente interista non metta gli allenatori nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro. Consigliamo ai tifosi sfascisti di spostare l’attenzione dal malcapitato tecnico di turno e di rivolgere il proprio malcontento altrove. In quale direzione direte voi. Chi il colpevole al quale rivolgere i nostri strali? Qui torniamo al duello. Dicesi tale perché vede coinvolte due entità. Se per noi il colpevole di questa situazione non è Conte è evidente che puntiamo il dito sull’altro duellante, ossia il proprietario dell’Inter. Non è sempre stato mister Zhang ad avere in mano il pacchetto di maggioranza del club interista nelle ultime nove, penose, stagioni quindi le colpe vanno suddivise fra i tre proprietari che hanno avuto in mano l’Inter in questo periodo. A loro e a quegli scudieri che li hanno affiancati. Ci sono “yes man” nel club nerazzurro che mirano soltanto a salvaguardare il loro lauto stipendio e che si sono guadagnati una scrivania importante facendo ampio sfoggio di doti che non sanno di competenza , ma di “ruffianeria” se ci passate il termine. Chi nella stanza dei bottoni è sempre stato presente sul luogo del delitto? Ossia sempre presente nelle nove stagioni consecutive della sconfitta e della vergogna? Certo non Marotta e tanto meno Sabatini che se ne è andato sbattendo la porta (ha tutta la nostra comprensione). A buon intenditor..

È banale e stucchevole prendersela con Conte cui molti fan della “Beneamata” non perdonano il passato juventino. Per crescere e diventare vincente un club ha necessità di compiere un salto di qualità nella mentalità in ogni sua componente, tifoseria compresa. Smettiamola di “odiare” chi tifa, chi lavora o ha lavorato per un club avversario. Stiamo parlando di sport o di guerra? Un professionista è libero di scegliere le opportunità di lavoro che ritiene migliori per lui. Siamo o non siamo in un paese democratico? Ciò che conta non è la provenienza di un giocatore, di un tecnico o di un dirigente ma la sua etica professionale unita alla sua bravura. Sotto l’aspetto dell’etica non si può muovere nessun appunto a Conte perché si è impegnato al massimo per fare crescere la squadra nerazzurra e renderla vincente. Ha fatto degli errori? Certo, ma non ha lesinato impegno e determinazione. Resta un vincente come conferma il suo pedigree. Certi errori a lui imputabili nelle ultime due gare di questo strano campionato forse non sono neppure tali, nel senso che sono così marchiani da sembrare più una provocazione e un messaggio diretto a qualcuno che vere e proprie battute a vuoto. Un metodo sbagliato per lanciare messaggi? Forse, ma sarebbe meglio mettere a fuoco le responsabilità dei destinatari di questi messaggi, ovvero giocatori, dirigenti e proprietari dell’Inter. Detti destinatari si fregano le mani quando prendono atto che il capro espiatorio dell’ennesima sragione deludente viene individuato da tifosi e media in Antonio Conte.

Si obietta che si sono spesi tanti soldi per accontentare l’attuale nostro tecnico. Un top manager (per definirlo all’inglese) quale è Conte richiede top player per vincere. Non abbiamo mai avuto notizie di un allenatore che abbia vinto scudetti e coppe allenando giocatori normali e “bidoni”. Noi obiettiamo che l’unico top Player che Conte ha avuto è Lukaku. Ce ne sarebbe un altro che risponde al nome di Eriksen, ma non corrisponde a una sua precisa richiesta. Con Big Rom è arrivato un top per un altro top in uscita, ossia Icardi. Conte fu chiaro a suo tempo: “Qui arriva uno solo se parte un altro, qui si sostituisce non si aggiunge” si lasciò sfuggire in press conference. È la via migliore per vincere questa metodologia di mercato scelta da chi guida il club? Secondo noi no ed così anche per Conte. Quest’ultimo rimprovera la società di non aver seguito le sue indicazioni che consistevano e consistono tuttora nell’acquistare giocatori vincenti, esperti e di forte personalità, non solo giovani talenti da svezzare, non abituati a gestire forti pressioni e a vivere in club dalla storia tanto gloriosa quanto pesante da portare sulle spalle. Mister Zhang non gradisce questo pensiero di Conte perché vuole puntare su giovani talenti coi quali fare trading e plusvalenze. Si vincono scudetti con le plusvalenze? Soltanto se in presenza di miracoli è la nostra risposta.
Conte si è espresso così ai microfoni al Bentegodi : “A fine stagione io farò le mie considerazioni e il club le sue. A tutti piace vincere, ma dipende da quanto si è vicini a poterlo fare. Su questo ci possono essere opinioni diverse”. Il mister vuole vincere subito come, pensiamo, tutti i tifosi interisti. Hakimi e Tonali (se arriverà) sono giovani bravi e di prospettiva, ma non sono giudicati decisivi da Conte per arrivare a vincere trofei nell’immediato. Lui voleva e vorrebbe Vidal e Dzeko. Stiamo disquisendo di campioni affermati il cui cartellino non è certo di costo proibitivo. Va osservato che qualsiasi allenatore top chiederebbe pesanti investimenti sul mercato e vorrebbe allenare campioni già fatti. Mancini fu cacciato perché voleva l’acquisto del “maturo” e vincente Toure’ che costava una quindicina di milioni. La nuova proprietà cinese voleva invece acquisire giocatori giovani e di talento, così furono presi Gabigol e Joao Mario che costarono 72 milioni solo di cartellino. Per Gabigol pare siano stati spesi altri 30 milioni per intermediazioni. Come è finita con entrambi lo sappiamo.

Consideriamo anche che per costruire un team vincente serve tempo. Anche Guardiola e Klopp, tanto per fare un esempio, non hanno vinto al loro primo anno al City e al Liverpool, ma i proprietari di questi club non li hanno messi in discussione. Serve tempo per un progetto vincente. Il primo anno serve per ambientarsi, prender le misure e capire dove intervenire. Conte è all’Inter da un anno. Non è vero che non ha dato un gioco alla squadra. La manovra offensiva, nonostante i ripetuti infortuni di uomini chiave, è efficace e riconoscibile come le tante occasioni da rete create in ogni match dai nerazzurri confermano. Va messa a punto la fase di non possesso. Inoltre, negli ultimi nove anni l’Inter non ha mai conquistati 65 punti in campionato.
Osserviamo cosa combina chi va in campo. Nella rosa dell’Inter sono tutti seri professionisti come Antonio Conte? Non ci pare. Vogliamo discorrere del nostro capitano? Handanovic pare deconcentrato e svogliato. Ogni tiro appena serio indirizzato nella porta interista finisce alle sue spalle. In occasioni delle due reti subite dall’Hellas ha compartecipato ai gravi errori dei compagni di reparto: nel primo gol non ha coperto il suo palo, nel secondo ha evitato di seguire l’azione e di spostarsi al centro della porta per restare impassibile e immobile nell’angolo opposto cui ha mirato e colpito Veloso. Da quando è in nerazzurro Handanovic ha subito tanti gol restando immobile proprio a partire dal momento in cui l’obiettivo dichiarato (scudetto o qualificazione Champions) da raggiungere a inizio della stagione si allontanava. In parole povere è sempre stato il primo ad abbandonare la nave quando iniziava la tempesta. Tutto il contrario di ciò che rientra nel dovere di un capitano che dovrebbe, invece, affondare con la nave. Suggeriamo a Zhang di cercarsi un altro capitano e un altro portiere così come gli suggeriamo di pulire lo spogliatoio dai perdenti. Ci sono giocatori che vestono il nerazzurro da tempo e che sono troppo avvezzi alla sconfitta. I nomi sono noti, basta sfogliare l’album Panini.
Se Conte ha sbagliato che dire della figuraccia rimediata da Skriniar, Vecino e Godin in occasione delle reti subite dal Verona? Che dire degli errori/orrori commessi in serie da Gagliardini e di Lautaro che non segna nemmeno su rigore? Ci pare che qualcuno dei nostri ragazzi sia già sceso dal carro di Conte e pensi all’arrivo del prossimo tecnico. Calciatori senza etica morale e professionale oltre che privi di orgoglio e dignità personale.

Caro mister Zhang, non è Conte a dover essere cacciato. Dovrebbero essere indirizzate ad altri le lettere di licenziamento. Comunque sia, come in un film western, siamo alla resa dei conti. Nella main street della “Pinetina” sono uno di fronte all’altro Conte e Zhang, pronti a far fuoco. Come avveniva nelle cittadine del selvaggio ovest americano, il pubblico si divide. Chi parteggia e scommette su uno dei duellanti, chi per l’altro. Noi abbiamo chiarito chi vorremmo fosse più veloce e vincente. Ne resterà soltanto uno.. oppure…oppure.. potrebbero restare tutti e due. Potrebbero lasciare le colt nelle fondine e andare a schiarirsi le idee nel saloon davanti a una buona bottiglia di whisky e trovare un accordo. Accordarsi per battere insieme gli avversari. Fare fuoco insieme contro un bersaglio comune.
Un finale inedito per un duello. A prescindere da chi resterebbe in piedi con la colt fumante, da questo scontro hanno tutti da perdere: allenatore, patron, giocatori e tifosi. Che si eviti di spargere sangue nerazzurro e si cerchi di vincere tutti insieme.
Verona Inter 2-2 (pt 1-0)
Marcatori : 2′ Lazovic (Ve), 49′ Candreva (I), 55′ autogol Dimarco (I), 86′ Veloso (Ve)
HELLAS VERONA (3-4-2-1): Silvestri; Rrahmani, Gunter, Kumbulla (82′ Empereur); Faraoni, Amrabat, Veloso, Dimarco (63′ Adjapong); Lazovic (83′ Verre), Pessina; Stepinski (52′ Di Carmine).
A disposizione: Berardi, Radunovic, Lovato, Badu, Lucas, Terracciano. Allenatore: Ivan Juric.
INTER (3-4-1-2): Handanovic; Srkiniar, de Vrij, Godin; Candreva, Brozovic (69′ Vecino), Gagliardini, Young; Borja Valero (88′ Eriksen); Lukaku (75′ Lautaro), Sanchez. A disposizione: Padelli, Berni, Ranocchia, Asamoah, Esposito, Pirola, Agoumé, Biraghi. Allenatore: Antonio Conte.
Arbitro: Irrati.
Ammoniti: Dimarco, Gunter, Amrabat, Borja Valero, Ashley Young
Categorie
