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Chi non risica……

Ennesima occasione mancata, ennesima serata che lascia quel retrogusto amaro dell’aver solo sfiorato un successo fondamentale, decisivo, oltre che prestigioso. Del resto, chi non risica non rosica, si sa, e in questi due anni di gestione spallettiana una costante emerge in modo chiaro: l’Inter bada a non prenderle, a non scoprirsi, sperando di portare a casa il bottino pieno col minimo scarto nel punteggio. Col risultato che però il gol prima o poi lo prendi comunque e resti lì a rammricarti per non aver segnato quel gol in più, o più precisamente per non averci nemmeno provato.

La serata era cominciata nel migliore dei modi: in una cornice di pubblico mozzafiato, davanti ad un pubblico entusiasta e innamorato (come sempre), Nainggolan sfoderava una perla di rara bellezza trafiggendo Szczesny con un tiro al volo di collo esterno che faceva impazzire San Siro.

L’Inter aveva iniziato già dal primo minuto a pressare con aggressività la Juve e a giocare con grande intensità a tutto campo. Pressione e intensità che avrebbero meritato miglior sorte in almeno altre tre occasioni (due sui piedi di Icardi, una sulla testa di De Vrj), ma un pò la bravura del portiere polacco, un pò la fortuna (salvataggio col fondoschiena di Matuidi) hanno impedito all’Inter di chiuedere il primo tempo sul (meritato) 2-0.
Juventus praticamente non pervenuta nei primi 45′, ma con la costante sensazione di poter far male alla prima, microscopica disattenzione dei nerazzurri. Perché se i 26 punti di distacco in classifica non si sono visti, il divario qualitativo era sotto gli occhi di tutti: Ronaldo, Bernardeschi, Cuadrado, Pjanic, Cancelo, gente cui non si può regalare un millimetro.

Nel secondo tempo l’Inter partiva bene con un atteggiamento improntato ad una maggiore razionalità, fatto di possesso palla paziente in attesa di trovare il varco giusto alle spalle della linea di Bonucci e Chiellini. La squadra sembrava in palla, rientrata con personalità dagli spogliatoi, decisa a portare a casa il risultato. Ma nel frattempo si era svegliata la Juve. Un tiro di Perisic sugli sviluppi di una punizione dava l’illusione del gol e aumentava la sensazione che l’impresa fosse a portata di mano, ma al 62′ Ronaldo zittiva tutti pareggiando con un missile di sinistro che lasciava Handanovic immobile. Forse Samir non impeccabile, sicuramente Nainggolan doveva leggere la situazione e chiudere su CR7, ma giù il cappello di fronte alla classe del portoghese che trovava un mix di coordinazione e potenza da campione vero. Un tiro, un gol, sempre decisivo, sempre lui. Non fosse stato per il suo acquisto probabilmente la Juventus avrebbe fatto fatica anche a vincere lo scudetto. Ci rifletta bene Marotta prima di fare la corte ad “acciughina” (se son vere le voci che si rincorrono sul toto panchina per l’anno prossimo).

Dopo il pareggio il pubblico nerazzurro si aspettava qualche rinforzo dalla panchina, un cambio che desse la scossa ad una squadra per nulla rassegnata o impaurita, ma che cominciava ad accusare lo sforzo fatto nei primi 60 minuti di partita praticamente dominati e che aveva bisogno di un chiaro segnale dal proprio comandante: vinciamola! E invece….. invece in triste sequenza: Borja Valero per Nainggolan (74′), Joao Mario per Politano (80′), Lautaro per Icardi (82′). Al di là della tempistica infelice, l’aspettativa di ogni tifoso nerazzurro a quel punto era di vedere Lautaro entrare (magari con 20 minuti di anticipo) al posto del ninja e Keita al posto di Politano (tanto Perisic non può uscire da regolamento interno, vero Spalletti?), aumentando il peso offensivo per poter sfruttare meglio le occasioni che potevano capitare. E la palla buona è capitata, sì, ma sui piedi di Joao Mario che a 5 minuti dalla fine concludeva in bocca a Szczesny un contropiede ben condotto da nonno Valero e che avrebbe meritato miglior sorte.

I casi a questo punto sono due: o Spalletti, che vede i giocatori in allenamento, preferisce Joao Mario a Keita (non me ne voglia il povero “portuga”, ma insomma….) oppure Luciano da Certaldo ha avuto paura di sbilanciarsi e di perdere la partita. Ma siamo sicuri che con Keita-Icari-Martinez-Perisic la squadra sarebbe stata proprio così sbilanciata? Una corsa all’indietro i nuovi entrati dalla panchina non avrebbero potuto farla? Stentiamo a crederlo. E comunque: perchè non correre mai il rischio di sfidare con coraggio l’avversario, provare a fargli male sul serio, con spavalderia, con “cattiveria” calcistica?

Va detto anche che i veri punti lasciati per strada non sono certo quelli al cospetto dei bianconeri, ma una volta tanto speravamo in un azzardo che Spalletti sembra proprio non volersi concedere.

Ora non si scherza più: servono matematicamente 10 punti nelle prossime 4 gare (realisticamente 8 sperando che l’Atalanta non vinca allo Stadium). Chissà che la pazzia dell’Inter non converta anche il pavido Spalletti all’ultimo respiro.

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